Bevi l’acqua di casa, ma sai davvero da dove arriva?
Un dato sorprendente svela che più della metà della provincia ignora l’origine dell’acqua che beve. Scopri la verità
I dati emersi dal nostro quiz rivelano un affascinante paradosso lecchese: la cittadinanza possiede solide basi teoriche sull’acqua ma fatica a riconoscerne la reale origine geografica.

Promossi in teoria, rimandati in “geografia”
Il panorama generale tracciato dalle vostre risposte è molto positivo: il 94,62% conosce la “Carta d’Identità dell’Acqua” e il 91,64% distingue perfettamente una sorgente da un pozzo. Anche sui falsi miti la preparazione è ottima: quasi l’80% di voi sa che i sali di calcio e magnesio non sono nemici della salute e non teme le fake news sulla colorazione rossastra dell’acqua.
Tuttavia, c’è stato un evidente “passo falso”: solo il 43,18% sa dove proviene la maggior parte dell’acqua potabile distribuita in provincia di Lecco. Conosciamo perfettamente l’acqua in quanto risorsa ma ignoriamo il suo viaggio fino al nostro rubinetto.
Le 3 fonti della nostra acqua
La complessa ed affascinante morfologia del territorio lecchese influisce direttamente sull’approvvigionamento idrico, che si divide in tre risorse principali:
• Il Lago (Acque superficiali): Ben un terzo dell’acqua distribuita nell’ATO proviene proprio dal Lario. Attraverso la rete strategica dell’Acquedotto Intercomunale Brianteo (che preleva nella Baia di Parè a Valmadrera, a 32 metri di profondità), l’acqua raggiunge oltre 360.000 cittadini in 64 Comuni tra Lecco, Como e Monza Brianza.
• Le Sorgenti (Area Prealpina): A Nord della Linea Orobica l’acqua sgorga da rocce magmatiche ed è “molto dolce” e leggera (circa 4 °F di durezza). A Sud, in contesti carsici come la celebre Sorgente Fiumelatte, risulta “leggera e poco dura” (circa 12 °F).
• I Pozzi (Colline e Pianura): Qui l’acqua viene attinta dal sottosuolo profondo, risultando “mediamente dura” (circa 27 °F).

Sapore, calcare e qualità: la verità nel bicchiere
Spesso si confonde la “durezza” dell’acqua (cioè la concentrazione di calcio e magnesio) con la sua qualità. In realtà, questa caratteristica influenza unicamente il gusto e la percezione al palato. Un’acqua dolce alpina sembrerà più leggera, mentre quella dei pozzi avrà un sapore più corposo e minerale ma entrambe sono ugualmente sicure, potabili e rigorosamente controllate.
È importante ricordare che calcio e magnesio sono minerali preziosi per il corpo umano ed è per questo che il gestore dell’acquedotto pubblico non deve rimuoverli. Paradossalmente, è l’acqua molto “dolce” a risultare più aggressiva: può corrodere le tubature metalliche (sia pubbliche che private) rilasciando quel particolato ferroso che, a volte, conferisce all’acqua una colorazione rossastra.
Proprio per proteggere le reti da questa corrosione, l’acqua prelevata dal lago subisce un processo di potabilizzazione e filtrazione a cui viene aggiunto latte di calce. Il risultato è un’acqua sicura, con una durezza di 10,5 °F, considerata “leggera o dolce”.
E gli addolcitori?
Al contrario, l’acqua dura crea incrostazioni, soprattutto ad alte temperature. Se si desidera installare un addolcitore per proteggere lavatrici o caldaie, è bene farlo esclusivamente sulla linea che alimenta i macchinari. Addolcire tutta l’acqua di casa significa eliminare minerali importanti per la nostra salute e inserire un elemento di rischio nel sistema idrico domestico, che andrà gestito con costanti manutenzioni.
