In diverse zone del depuratore si trovano queste particolari docce di emergenza.
Si tratta di docce che possono, in pochi secondi, spruzzare una grande quantità di acqua in testa ed in faccia
a chi dovesse sfortunatamente entrare a contatto con pericolose sostanze chimiche non diluite
(ad esempio ipoclorito di sodio) in zone particolarmente sensibili come occhi, naso o bocca.
Se un giorno doveste trovarvi nel depuratore... state attenti a non tirare la catenella!
Lecco e il Lago di Garlate visti dal M. Barro: sullo sfondo il Resegone e le cime della Valsassina.
Il paesaggio della provincia di Lecco, fatto di montagne, colline, valli, laghi, torrenti e grandi fiumi che creano continui dislivelli, rende molto difficile collegare la rete fognaria a un numero limitato di grandi depuratori, come invece può facilmente avvenire in aree di pianura.
L’impianto di Calolziocorte tratta i reflui dei comuni di Calolziocorte, Carenno, Vercurago, Monte Marenzo e Torre de’ Busi.
È stato costruito negli anni ‘80, con una sola linea di trattamento. Negli anni ‘90 è stato completamente ristrutturato e ampliato, con la costruzione di altre due linee.
In questo modo, ha una capacità di 40.000 abitanti equivalenti ma, per ora, riceve le acque di molti meno abitanti equivalenti: ha quindi una capacità molto maggiore
di quella per cui è effettivamente utilizzato e, per questo, i trattamenti di depurazione qui avvengono in modo completo e molto efficace.
Ogni giorno riceve 4000-4500 m3 di acqua, che possono salire a 16-17.000 m3 al giorno in caso di forti piogge.
Dissabbiatura
Il depuratore di Calolziocorte produce ogni anno 4,5 t di sabbia, in totale i 29 depuratori della provincia di Lecco ne producono più di 150 tonnellate. La sabbia che si deposita sul fondo della vasca di disoleatura, dopo opportuna puliza può essere usata per l’edilizia, in particolare come strato di sottofondo per le strade.
foto di dettaglio del vaglio fine.
foto di dettaglio di griglia grossolana.
Il depuratore di Calolziocorte smaltisce ogni anno 13 tonnellate di rifiuti provenienti dalle operazioni di vaglio e grigliatura,
e i 29 depuratori della Provincia di Lecco ne producono complessivamente più di quasi 400 tonnellate!
Questi rifiuti hanno un costo di smaltimento piuttosto elevato, sia dal punto di vista ambientale che economico.
foto di dettaglio del vaglio grossolano.
Nei sacchi che raccolgono i rifiuti solidi finiti nelle acque reflue si trovano, oltre ai soliti rifiuti, le cose più strane e curiose:
dalle scarpe ai pesci rossi passati a miglior vita, orologi, anelli, perfino soldi e cellulari!
Per la maggior parte si tratta, però, di fazzoletti di carta, carta da cucina e salviettine struccanti o umidificate, assorbenti e pannolini,
cotton fioc, mozziconi, bottigliette e lattine, stracci e… innumerevoli grovigli di capelli umani!!!
Foto vasca disoleatura.
Dopo il trattamento di grigliatura grossolana, le acque vengono pompate a un piano superiore, qualche metro più in alto.
Qui, dopo aver attraversato la grigliatura fine, entrano in una grande vasca, dove l’acqua è tenuta in movimento da getti di aria.
Questo movimento ha lo scopo di far affiorare in superficie olii e sostanze grasse, che, essendo leggeri, galleggiano.
Gli olii e i grassi vengono delicatamente spostati da una grande “spatola” montata su un carro-ponte che si sposta lentamente sopra la vasca, e aspirati:
in genere vengono avviati alla termodistruzione, ora invece nuove tecnologie permettono di trasformali in biocarburanti – il “biodiesel”.
E’ molto importante che sostanze oleose non entrino nelle successive vasche di trattamento biologico.
Facciamo quindi attenzione a non buttare olii di alcun tipo negli scarichi: raccogliamo gli olii di cucina in una bottiglia e portiamoli al centro di raccolta
comunale (insieme all’olio dell’auto o del motorino, che, oltre ad essere “oleosi”, sono anche a base di idrocarburi, quindi considerati rifiuti pericolosi!).
Inquinamento dei fiumi
E’ evidente la differenza tra un fiume dove non esistono impianti di depurazione, né urbani, né industriali, e il nostro Fiume Adda, dove la buona qualità delle acque è tutelata e garantita dai trattamenti di depurazione e dai controlli sulle acque rilasciate: è la differenza tra un fiume malato, che porta morte e malattie a tutti gli organismi viventi, uomo compreso, e un fiume sano, che sostiene la vita di interi ecosistemi, che ricarica le falde acquifere con acque pulite e di buona qualità e di cui possiamo godere i benefici con diverse attività, come la pesca, il turismo e le attività sportive all’aria aperta.
Nelle vasche di nitrificazione, l’acqua è tenuta in movimento grazie a dei mixer posti sul fondo, simili ad eliche delle barche, che consentono di rimescolare costantemente i liquidi, impedendo ai fanghi di depositarsi sul fondo.
Campioni di acqua per le analisi vengono prelevati dalle vasche biologiche: i fiocchi di batteri, pesanti, si depositano
sul fondo e si separano dall’acqua, che appare ora perfettamente limpida, incolore e inodore.
Per assicurarsi che tutti i processi avvengano nel modo giusto, viene controllata la quantità di batteri: ogni m3 di fanghi,
una volta essiccato e disidratato, deve contenere circa 4 kg di sostanza organica.
Viene anche controllata la qualità dei batteri, che sono di moltissime specie diverse.
Il pannello di telecontrollo, che registra la temperatura e il livello di ossigeno, trasmette i valori registrati in tempo reale alla centrale di Lecco.
Il livello ottimale di ossigeno è di 2-3 mg/l: se sale o scende troppo, il sistema di telecontrollo interviene in automatico
per ripristinare le condizioni ottimali di funzionamento.
Le dafnie sono piccoli crostacei rosa che fanno parte del plancton.
Sono anche chiamate “pulci d’acqua”, per il loro aspetto.
Si cibano per la maggior parte di alghe e batteri: per questo nei sedimentatori dei depuratori si trovano così bene!
Per le loro caratteristiche, sono usate come “bioindicatori” per testare in laboratorio la qualità delle acque: ne viene messa
una certa quantità nel campione d’acqua da analizzare, e poi si osserva quante ne sopravvivono dopo un certo tempo.
Nelle acque dei sedimentatori di Calolziocorte questa analisi... si fa da sé, e, visto che le dafnie sono arrivate naturalmente,
e non solo sopravvivono, ma si riproducono in grande quantità, il risultato dell’analisi della qualità dell’acqua è sicuramente...
positivo!!!
Al depuratore di Olginate, una vasca con l’acqua che proviene dal sedimentatore ospita invece diversi pesci rossi,
insieme ad alcune piante acquatiche: questo esperimento mostra come le acque depurate siano perfettamente adatte
alla sopravvivenza degli ecosistemi acquatici e, quindi, compatibili con la natura.
Fanghi disidratati
A Calolziocorte, i fanghi in eccesso, che in realtà sono per il 99% costituiti di acqua, vengono inviati all’ispessitore,
dove, per decantazione, l’acqua viene eliminata in parte per semplificare poi il processo successivo.
I fanghi ispessiti sono inviati all'impianto di disidratazione finale, che utilizza centrifughe per “spremere”
il più possibile l'acqua ancora contenuta dei fanghi.
Dopo questo processo, i fanghi sono diventati una polvere scura simile al caffè con un forte odore di “bosco”.
Il loro “profumo”, per quanto naturale, è molto intenso e costituisce una delle principali cause di disturbo per le abitazioni
vicine.
Per questo motivo l’aria dei locali dove avviene la disidratazione è convogliata all’interno di un filtro per ridurre l’odore.
Si tratta di un biofiltro che si ispira alla natura, utilizzando una serie di ramaglie e scarti di corteccia,
su cui vivono colonie di batteri in grado di “consumare” le sostanze odorose.
Fanghi disidratati
Dosaggio del cloro
Il dosatore goccia a goccia del cloro, controllato da un computer, permette di disinfettare le acque senza superare i limiti di sicurezza previsti dalla legge per la tutela degli ecosistemi acquatici.